Formazione

I miei metodi

In tanti anni di lavoro ho imparato che il “metodo vincente” non esiste. Ogni metodologia formativa ha una sua peculiarità che le consente di essere efficace in un certo contesto, per raggiungere un determinato obiettivo, con persone di un certo tipo. Per questo motivo il mio lavoro si fonda su una pluralità di metodi che, integrati tra loro, consentono di mettere in campo progetti incisivi.

Tutti i metodi di cui mi avvalgo si fondano però su una convinzione: per ottenere risultati è fondamentale passare dall’esperienza delle persone. Mi piacciono i metodi che consentono di mettere in primo piano l’esperienza passata dei partecipanti, analizzandola ed elaborandola. Mi piacciono i metodi che consentono di prefigurare l’esperienza futura delle persone, perché, per far succedere cambiamenti, è importante creare situazioni in grado di prefigurare, innescandolo, il futuro che desideriamo. Mi piacciono quei metodi che considerano il setting formativo come il luogo dell’esperienza dei partecipanti. Penso che il successo di un’esperienza formativa stia nel creare un filo rosso tra queste tre dimensioni temporali dell’esperienza, quella passata, quella presente e quella futura.


Questi i metodi principali che amo proporre:

  • Gli autocasi, per lavorare direttamente con l’esperienza dei partecipanti, per proporre momenti di supervisione al proprio ruolo.
  • Ice breakers, perché sono fedele alla convinzione che dando energia alla nostra parte ludica è più facile predisporsi all’apprendimento e al cambiamento.
  • Esercitazioni psico-corporee, perche è possibile proporre attività che vadano aldilà del triangolo testa-carta-penna. Il corpo e le sue manifestazioni possono essere uno strumento di lavoro, anche dentro setting indoor. In questo senso propongo da anni l’utilizzo dei dispositivi esperienziali Metalog.
  • Attività metaforiche Outdoor, per creare metafore che riproducano le situazioni complesse che i partecipanti vivono nella propria organizzazione. Per innescare debriefing coinvolgenti e incisivi.
  • Visione e produzione di filmati. Intanto perché sono un grande appassionato di cinema e poi perché nel cinema si ritrovano le situazioni lavorative in cui quotidianamente siamo immersi; il cinema può farci da specchio, aiutandoci a diventare consapevoli dei nostri stili di relazione. E poi si può pensare di proporre il passaggio dal ruolo di spettatori a quello di attori producendo video e filmati.
  • Tecniche Narrative, perché elaborare un racconto può essere il primo passo per ridare senso ad una storia passata e mettere in discussione l’esito di una storia presente. In questo senso tecniche come lo “story telling”, l’ “autobiografia ragionata”, la “cronologia evolutiva”, possono essere dei validi compagni di viaggio.
  • La progettazione di azioni, perché i contesti formativi possono essere anche luoghi dove le persone prendono decisioni, luoghi dove decidere azioni che possono già far vivere il cambiamento desiderato, luoghi dove queste azioni possono essere pensate, progettate, prefigurate
  • Excellence modeling, perchè per ogni nostro obiettivo di cambiamento può esserci un testimone (proveniente dal mondo dello sport, della cultura, del lavoro), che nel suo campo d’azione, per risultati raggiunti, rappresenta un modello di eccellenza e può quindi proporsi come un aiuto al nostro percorso.
  • Esercizi di self empowerment, per conoscersi e autovalutarsi, per dare potere alle nostre risorse latenti e per moltiplicare la forza delle nostre eccellenze.

 

Nella fase di progettazione con i miei clienti dedico tempo ed energia a scegliere il giusto mix tra questi metodi, la combinazione che può darci più forza nel raggiungere i nostri obiettivi. In questo senso le mie proposte formative si configurano come LABORATORI, luoghi dove gli individui e il gruppo diventano protagonisti di molteplici forme di azione.

 

Se vuoi approfondire il confronto sui metodi, puoi contattarmi giacomo.mosca@giacomomosca.it.