Coaching

Quando i miei clienti intendono puntare molto su una persona, per il ruolo che ricopre, o per il suo alto potenziale, propongo loro un percorso di coaching.


Il mio approccio alle pratiche di coaching parte da una consapevolezza, maturata in anni di vita professionale: le persone che nelle organizzazioni sono di fronte a obiettivi sfidanti, responsabilità complesse, contesti relazionali ricchi e articolati, non hanno bisogno di modelli comportamentali da fare propri o ricette magiche da applicare. Queste persone determinano un innalzamento delle loro prestazioni quando si danno obiettivi di cambiamento, quando mobilitano le proprie risorse personali nel perseguire questi obiettivi. Il coaching agisce proprio in questa direzione, nel superare i vincoli e i limiti che impediscono un cambiamento, lavorando sull’attivazione di risorse e pianificando nuove strategie di azione.


E poi? Una volta deciso di fare un investimento individualizzato su una persona, cosa succede? Come lavorano il Coach e il Coachee? In che modo si può facilitare il successo di questo investimento? Qui sotto puoi trovare una serie d’interrogativi che solitamente i miei clienti portano nella fase di progettazione dell’intervento:


Perché il coaching e non un percorso di gruppo?

Personalizzazione e flessibilità sono le parole chiave. Il coaching, rispetto a un intervento formativo di gruppo, permette di personalizzare al massimo l’intervento. Al centro c’è la persona, il suo contesto lavorativo, i suoi vissuti personali, i suoi limiti e le sue potenzialità. Allo stesso tempo, essendo in due, il percorso può essere gestito in modo estremamente flessibile, pianificando percorsi coerenti con le esigenze del Coachee.

Come inizia un percorso di coaching?

La relazione tra Coach e Coachee prende il via dalla definizione di un obiettivo di cambiamento. Per questo nella prima fase del primo colloquio si condividono pensieri ed emozioni a partire da queste domande:

  • Se t’immagini un salto di qualità in che direzione lo immagini?
  • C’è qualcosa che vorresti che succedesse, qualcosa di diverso da quello che succede ora?
  • C’è qualcosa che in questo momento blocca il tuo sviluppo? Qualcosa che t’impedisce di lavorare come vorresti?

Il primo colloquio avrà quindi quest’ambizione: definire un obiettivo di cambiamento che il Coachee sente come importante, un obiettivo che, se raggiunto, produce un salto evolutivo in un ambito specifico del proprio lavoro o, più in generale, nella propria modalità di interpretare il ruolo.

Su cosa lavorano Coach e Coachee?

Consapevolezza, apprendimento e sperimentazione. Coach e Coachee lavorano all’interno di questi tre territori. Consapevolezza su quelli che per il Coachee sono i sistemi di vincoli e risorse che possono ostacolare o facilitare il cambiamento; apprendimento, per l’allargamento delle capacità e delle abilità disponibili; e sperimentazione, cioè il passare all’azione. Non c’è coaching senza azione, non c’è coaching senza una forte connessione con le quotidiane attività lavorative del Coachee.

Quali condizioni facilitano il lavoro di coaching?

Il patto iniziale tra Coach e Coachee si fonda su un criterio di riservatezza. Quanto emerge nei colloqui non viene portato a conoscenza di terzi. Questa scelta consente di proteggere la relazione, permette di costruire uno spazio dove il Coachee può liberamente prendersi cura del proprio sviluppo professionale. Riservatezza non significa isolamento. Perché il percorso di coaching possa avere successo è fondamentale che l’organizzazione sia coinvolta; i referenti aziendali del Coachee avranno quindi un ruolo, sia nella definizione dell’obiettivo di cambiamento, sia nella fase finale di valutazione dei risultati.

Da cosa si capisce che il coaching ha avuto successo?

Il coaching ha avuto successo quando il Coachee sente di avere a disposizione, in relazione al suo obiettivo di cambiamento, opzioni alternative rispetto al passato. Il Coachee deve avere a disposizione strategie e modalità di azione che sente come possibili, praticabili e vantaggiose per sé e per l’intera organizzazione. Il Coachee è quindi consapevole di aver potenziato le proprie risorse e ha un forte desiderio a utilizzarle e spenderle nel proprio lavoro.

Si possono realizzare anche percorsi di coaching di gruppo?

Il coaching può essere una risorsa preziosa quando piccoli gruppi vogliono lavorare sui propri livelli di coesione e integrazione, quando il gruppo affronta momenti di cambiamento importanti, quando un gruppo di persone si fa carico di un progetto complesso e particolarmente sfidante, quando un gruppo tematizza la questione della qualità delle proprie performance. In tutti questi casi l’attività di coaching si concentra contemporaneamente sulla qualità delle relazioni esistenti tra i membri del gruppo e sul gruppo stesso, inteso come soggetto capace di trasformarsi e di trasformare il proprio contesto di lavoro.



Se vuoi approfondire le potenzialità del coaching puoi contattarmi giacomo.mosca@giacomomosca.it o continuare con la lettura: